Le armi
La katana è la spada lunga giapponese (o più precisamente uchigatana) e si riferisce ad una specifica spada a lama curva e a taglio singolo usata dai samurai.Con l'epoca Tokugawa (1603-1868) le lame di lunghezza superiore ai 2 shaku (60,6 cm) furono riservate ai samurai e vietate a tutti gli altri cittadini. Dopo la restaurazione imperiale del periodo Meiji (1868-1912), con l'editto Haitorei del 1876, venne dichiarata estinta la casta dei samurai e quindi il portare in pubblico il Daisho, loro simbolo sociale.
La montatura della katana è costituita da impugnatura (tsuka), elsa o guardia (tsuba) e fodero (saya). L'impugnatura in legno era ricoperta di pelle di razza (same), rivestita con una fettuccia di seta intrecciata (tsukaito). Il fodero era realizzato in legno di magnolia laccato. La tsuba, posta tra il manico e la lama per evitare le lesioni alle mani da scivolamenti sulla lama, era metallica, finemente intagliata, spesso un'opera d'arte. La lama vera e propria invece si divide in codolo (Nakago), corpo della lama e punta (Kissaki).
Il tonfa era un'arma conosciuta nel centro e nel nord della Cina come il "regolo di Jano". Un Maestro cinese di tonfa affrontò nell'isola di Bokuto il Maestro Matsu Higa armato di bo, arma in cui eccelleva. Il Maestro cinese rimase impressionato dallo stile e dalla bravura di Higa nell'uso del bo (unica arma del Kobudo che si è sviluppata in modo autonomo nell'isola di Okinawa senza subire influenze cinesi), al punto da volergli insegnare l'arte del tonfa, che venne successivamente introdotto nella pratica marziale del Kobudo. Il tonfa era la manovella che serviva a far girare la macina del grano e poteva essere tolta facilmente dalla macina, così da essere utilizzata come arma. Una salda impugnatura consente di proteggere tutto l'avambraccio e di poter colpire con l'estremità sporgente o con rapido movimento rotatorio. Se ne utilizzavano di solito uno per mano. Oggi i corpi di polizia di diversi paesi, tra cui Stati Uniti e Canada, hanno in dotazione quest'arma data la sua versatilità, perchè può anche essere utilizzato per effettuare tecniche di bloccaggio.
Il nunchaku era uno strumento agricolo che serviva per battere i covoni di frumento o i fasci delle piante di riso dopo l'essicazione per separare le cariossidi dal culmo. Questo è uno strumento agricolo diffuso anche nelle altre culture: così come per i falcetti e i bastoni, qualcosa di simile esisteva anche in Italia. In Cina era più frequente quello a tre segmenti, che consentiva anche di legare i fasci. Il nunchaku era formato da due bastoncini uniti con fili di seta o budello di bufalo e il loro utilizzo consiste nel farli roteare con grande velocità, richiedendo una buona capacità di coordinazione.
Importati dalla Cina, ma di origine indiana, i sai venivano usati per arare la terra e piantare le sementi nei solchi. Utilizzati come armi risultano efficaci nella difesa da spade e bastoni. In tale contesto venivano impugnati due sai (uno per mano) per intercettare e deviare i fendenti, per poi contrattaccare. Una volta erano armi appuntite e spesso si decideva di usare il sai come arma da lancio ravvicinata, infatti di solito si portava alla cintura un terzo sai. Una variante del sai è il jutte che venne utilizzato dalla polizia giapponese per difesa e bloccaggi, andando ad agire con pressioni su punti sensibili.
Fra tutte le armi di Okinawa il bo è l'unica a non aver subito influenze dirette dalla Cina, ma il suo stile si sviluppò in maniera autonoma e divenne talmente efficace da mettere in condizione di affrontare i samurai e i pirati che infestavano i mari circostanti. Per esempio Matsu Higa, esperto nell'Arte del Bo, combattè contro i tagliatori di teste di Formosa e contro i pirati giapponesi provenienti da nord senza mai perdere una battaglia. L'aspetto inoffensivo del bo tradisce una natura insidiosa, perchè il bo nelle mani di un Maestro diventa un'arma terribile. Si impugna con entrambe le mani per conferirgli più forza e precisione. Il diametro del bo diminuisce dal centro alle estremità e questo comporta un duplice vantaggio: il controllo e la velocità durante la rotazione aumentano, ed inoltre a parità di forza applicata si esercita una pressione maggiore sul bersaglio.

